Prof. Paolo Crocchiolo publishes “Conscience and Materialism” Essay
November 15, 2007: AURs’adjunct Professor of Ethics and Global Policies and New Trends in Evolutionary Biology Paolo Crocchiolo published and essay titled "Coscienza e materialismo" as a peer-reviewed article in the September/October issue of Micromega, the Italian bimestrial magazine for Politics and Philosophy.

LA COSCIENZA : PROPRIETA’ EMERGENTE DELLA
MATERIA-ENERGIA?
Quando osserviamo un bel cielo azzurro al tramonto, ascoltiamo la struggente melodia dei violini in Piazza San Marco a Venezia o sentiamo spandersi nell’aria il profumo di zagara in certe magiche serate a Palermo, ci riesce difficile immaginare che il mondo, compresi noi stessi, sia composto unicamente di atomi, molecole, vibrazioni, onde e particelle, in sé assolutamente incolori, inodori, insapori, prive insomma di tutte quelle caratteristiche che noi inconsciamente loro attribuiamo come fossero parte integrante della loro stessa natura.
E’ il cosiddetto problema dei qualia: a prima vista, la realtà “obiettiva”, concepita cioè in termini quantitativi, matematico-scientifici, e la sua “traduzione”, sia pur inconsapevole, in giudizi di qualità a carattere “soggettivo”, sembrano entità intrinsecamente incommensurabili, irriducibili l’una rispetto all’altra. Del resto, la nostra interpretazione del mondo, quella cioè che un po’ pomposamente definiamo epistemologia o, in termini neurobiologici, scienze cognitive, è un tema che risale ai primordi del pensiero filosofico occidentale, ma che ha finito per intrecciarsi indissolubilmente, negli ultimi decenni, con il problema chiave delle neuroscienze, ossia il problema della coscienza.
L’interrogativo che si pone infatti è: i quanta, ossia il mondo “oggettivo”, e i qualia, cioè le sensazioni “soggettive”, sono effettivamente di natura diversa in sé come affermano i dualisti, o siamo piuttosto noi a non riuscire a coglierne l’unitaria essenza?
Il tentativo di risolvere in chiave dualista questo problema epistemologico presupponendo due realtà parallele ma diverse nella loro natura (psiche e soma, anima e corpo, spirito e materia) attraversa tutta la storia del della filosofia occidentale, a partire dalla scuola jonica sino ad arrivare ai giorni nostri. Negli ultimi decenni però, grazie anche al tumultuoso sviluppo della biologia evoluzionista, si è andata sempre più affermando l’idea che l’ipotesi dualista fosse essa stessa, in larga misura, risultato ed espressione del condizionamento biologico della nostra mente. Sfumerebbe così l’apparente distacco fra le cartesiane res cogitans e res extensa, in quanto la differenza fra le due risiederebbe nella struttura e nella funzione di quell’unico strumento interpretativo che abbiamo a disposizione, cioè la nostra mente, più che nelle cose e nei fatti in sé e per sé.
In realtà, già nell’antichità con Eraclito, e nel Rinascimento con Bruno, Telesio, Campanella e poi Spinoza, visioni unitarie dell’Universo avevano tentato di contrapporsi a quelle dualiste, riecheggiando suggestioni proprie delle filosofie orientali. Ma è solo oggi che si sta diffondendo la convinzione dell’unitarietà degli elementi costitutivi del complesso materia-energia, che si estenderebbe sino ad includere biotico e prebiotico, oltre che percepente e percepito.
“Siamo fatti della stessa sostanza delle cose” potremmo forse spingerci ad affermare, parafrasando il celebre monologo di Prospero nella “Tempesta”.
